Di lavoro non si può morire.

Le vittime sul lavoro sono quadruplicate in Alto Adige: 13 morti nei primi 10 mesi dell'anno.

Abbiamo chiesto al nostro Luca Crisafulli, avvocato giuslavorista, quali rimedi adottare.


Luca Crisafulli discute con l'On. Barzotti, Commissione Lavoro Camera. In foto: On. Cattoi di Bressanone, Diego Nicolini e Teresa Fortini.


Luca, abbiamo visto che tempo fa sei stato chiamato a parlare dell'argomento con i sindacati. Com'è nato l'incontro?


Si, un paio di mesi fa, sono stato chiamato a moderare una tavola rotonda alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei tre maggiori sindacati ed altri soggetti provenienti dal mondo sindacale, dell’impresa e dalla società civile. Si affrontava proprio il tema della sicurezza sul lavoro.



Com'è andato l'incontro? A quali numeri ci riferiamo quando parliamo di morti bianche?



Nelle stesse ore in cui noi discutevamo, un povero operaio in Trentino moriva a causa delle ferite riportate dopo essere rimasto incastrato in un macchinario mentre si occupava di attività di routine; alcuni giorni dopo quell'incontro è stato il turno di un 58enne ungherese, morto a Collalbo, sul Renon, a causa del crollo di un pezzo di gru che, staccatosi, è precipitato al suolo travolgendolo mentre era intento a lavorare.

Complessivamente sono 1.133 morti nel 2018, più di 700 ad oggi dall'inizio del 2019, sono 13 i morti nella nostra Provincia, numero ben più superiore ai 3 del 2018.

Tutti morti mentre lavoravano o mentre stavano andando a lavorare.



Luca, hai evidenziato un punto: i morti nel tragitto casa-lavoro. Puoi dirci di più al riguardo?



Le nostre strade non sono affatto sicure e questo è un dato di fatto: basti guardare il numero di morti, superiore ad un bollettino di guerra.


I comuni potrebbero fare molto al riguardo: già dalla fine degli anni '90 è prevista la figura del mobility manager, sia nelle aziende con un elevato numero di dipendenti, sia per le Pubbliche Amministrazioni.

La figura del Mobility Manager è stata introdotta con il Decreto Interministeriale “Mobilità sostenibile nelle Aree Urbane” del 27 marzo 1998 e si applica ad ogni organizzazione (sia essa una azienda o un ente pubblico) con più di 300 dipendenti per “unità locale” o, complessivamente, con oltre 800 dipendenti.

Il decreto prevede che le organizzazioni interessate debbano individuare un responsabile della mobilità del personale, definito, per l’appunto, Mobility Manager.


L'obiettivo era ed è la riduzione traffico veicolare privato e delle sue nocive conseguenze, ambientali ed umane.


Il Mobility Manager aziendale dovrebbe svolgere il ruolo di ottimizzatore degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti, incentivando la riduzione del ricorso all'auto privata a favore di soluzioni di trasporto a basso impatto ambientale e bassa pericolosità: principalmente trasporto pubblico, mobilità ciclabile e car-pooling;

le analisi condotte sulle abitudini di mobilità dei dipendenti e le azioni individuate per ottenere gli scopi prefissati costituiscono il Piano spostamenti casa-lavoro (PSCL).


Il Ministero dell'Ambiente, nel 2000 ha istituito una nuova figura di coordinamento, a servizio della collettività: il Mobility Manager di area, istituito presso l’Ufficio Tecnico del Traffico o della Mobilità del Comune;

il MM di area ha il compito di mantenere i collegamenti con le strutture comunali e le aziende di trasporto locale, promuovere le iniziative di mobilità di area, monitorare gli effetti delle misure adottate e coordinare i PSCL delle aziende;


il Comune di Bolzano, affiancato da Eurac Research ed Ökoinstitut Südtirol/Alto Adige ha già fatto qualcosa lanciando ad esempio il progetto "Mobility Management", un'iniziativa rivolta alle aziende di Bolzano sud con la finalità di migliorare l’accessibilità alle imprese e la mobilità dei loro dipendenti (spostamenti quotidiani, viaggi di lavoro, traffico merci, ecc.);


ma non è sufficiente ed è molto riduttivo di fronte ad un problema sociale ed ambientale dalle dimensioni enormi.


Ma la mobilità non è tutto, quali altri soluzioni possono adottarsi?



Abbiamo tentato di dare il nostro contributo (in occasione dell'incontro, ndr) valorizzando quelli che, a nostro avviso, sono i punti principali sui quali si può – e si deve – intervenire maggiormente:

  • informazione e formazione sulla sicurezza (effettiva, continua, di qualità, universale);

  • cultura della prevenzione (attraverso una rivoluzione culturale ed una massiccia campagna di sensibilizzazione);

  • sistema ispettivo e sanzionatorio (attraverso il riordino e l’implementazione dell’Ispettorato provinciale del lavoro);

  • legalità e benessere sul posto di lavoro (la scarsa sicurezza nei posti di lavoro è spesso alimentata da illegalità, abusi, precarietà, sfruttamento e modelli sempre più flessibili di organizzazione del lavoro e della produzione).


Pur nella complessità del fenomeno, mi auguro che chi ci amministra avverta lo stesso allarme sociale e sappia intervenire adeguatamente.

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