Il Reddito di Base Universale in Provincia di Bolzano?

La scorsa settimana in Consiglio Provincia abbiamo discusso sulla nostra idea di sostegno per tutte le famiglie e di equità sociale;

Beppe Grillo, pochi giorni fa, ha anche parlato delle strette relazioni tra reddito garantito per tutti e lotta al razzismo (qui l'articolo "Il reddito universale per una giustizia razziale ed economica").



Il reddito di base è un trasferimento monetario incondizionato, finanziato per via fiscale, erogato a tutte e tutti i residenti in una determinata comunità politica, spendibile sulla base delle preferenze dei destinatari, volto ad assicurare una somma di denaro sufficiente a condurre un’esistenza autonoma e degna. Il reddito di base quindi non va confuso con una politica pubblica di contrasto alla povertà o di sostegno all'occupazione.

Il reddito di base è un meccanismo politico adeguato alle attuali trasformazioni del lavoro e della vita sociale: declinazioni odierne come quella dei c.d. working poors sono da contrastare nell'ottica di una rivalutazione complessiva dell’essere umano e del lavoratore; lavoratore sempre più interconnesso nelle catene globali del valore, essendo egli stesso parte del processo produttivo ed elemento chiave del consumo in quanto consumatore-lavoratore. È quindi necessario un intervento di redistribuzione del valore globale per riequilibrare i crescenti disequilibri sociali e riconsiderare la definizione di lavoratore.

All'interno della logica di mercato il consumatore-lavoratore trova sempre più difficile l’accesso al mercato del lavoro collocandosi nell'identica posizione di un prodotto che non ha più mercato o che non realizza più margini per l’azienda. Se è pacifico che parlando di prodotti si cesserà la produzione, la si delocalizzerà o si penserà ad uno dei meccanismi tali da ridurre il costo marginale per unità prodotta, ad oggi non appare altrettanto pacifico che tale meccanismo possa applicarsi anche all'essere umano. L’associazione lavoratore/prodotto sembra essere il perno del ragionamento che ha condotto alla situazione attuale con ampie fasce della popolazione al di sotto della soglia di povertà assoluta o relativa. Il consumatore-lavoratore che non riesce ad essere “vendibile” sul mercato percepisce un senso di alienazione assimilabile a quello di un prodotto che ha terminato il suo ciclo di vita. Tale sensazione genera un forte senso di precarietà e induce l’individuo a ritrovarsi in una condizione di vulnerabilità. Bisogna cambiare il paradigma. La FEPS (Fondazione per gli studi progressivi europei) ha pubblicato i risultati di un ampio sondaggio sul reddito di base, all'interno del report chiamato: “What is the European Dream?”. Lo studio ha dimostrato che il sostegno è tra i più elevati in Germania dove il 62% della popolazione ritiene indispensabile introdurre un reddito di base, mentre è più basso in Portogallo con il 35%


La Bertelsmann Stiftung, indagando sulla sensibilità degli europei sul tema, ha evidenziato che il 71% della popolazione è complessivamente favorevole all'introduzione del reddito di base. Un esperimento connesso con un reddito di base è stato condotto in Finlandia nel biennio 2017-2018. Nell'esperimento 2000 disoccupati selezionati casualmente tra i 25 e i 58 anni hanno ricevuto un pagamento mensile di € 560, incondizionatamente e senza nessun obbligo di rendicontazione della spesa; per studiare gli effetti del reddito di base il gruppo oggetto della misura, di 2.000 individui, è stato messo in relazione con un gruppo di confronto composto da 173.000 individui che, invece, non sono stati selezionati per l'esperimento e non hanno ricevuto il reddito. Il governo finlandese ha deciso di lanciare l'esperimento per comprendere meglio in che modo percepire il reddito di base possa influire sullo status occupazionale dei partecipanti. Si è scoperto che l’impatto sul benessere generale dei partecipanti è stato maggiore rispetto a quello sull'occupazione. Infatti, come da noi sostenuto, l’occupazione non dovrebbe essere lo scopo finale del reddito di base universale. Il benessere soggettivo della popolazione finlandese è stato osservato attraverso un sondaggio che includeva domande su benessere sociale e finanziario, salute soggettiva, attività di ricerca di lavoro e occupazione. I destinatari del reddito di base hanno mostrato di avere livelli più bassi di stress e meno sintomi di depressione nonché un miglioramento delle funzioni cognitive rispetto al gruppo di riferimento dell’esperimento. Con i dati raccolti i finlandesi hanno prodotto un’analisi ispirata alla rivalorizzazione dei principi di “praxis e poiesis” declinandoli in: operosità, lavoro ed azione. È emerso che i beneficiari del reddito sia che fossero alla ricerca di un impiego sia che volessero dedicarsi ad altre attività erano fortemente condizionati dalle differenti condizioni di partenza e cioè: se fossero già difficilmente o altamente spendibili nel mercato del lavoro e soprattutto dalla situazione di “sfondo” nella quale vivevano: famiglia, impiego attuale, situazione economica, salute. Nella situazione di “sfondo”, nella precarietà sociale, nella condizione di poveri lavoratori e nel contesto nel quale si vive si ritrova l'idea di “vulnerabilità” sociale; si tratta di una condizione di vita vissuta da determinati individui e caratterizzata da una forte fragilità e instabilità. Nello specifico, la vulnerabilità si pone, lungo una linea temporale, successivamente alla condizione di precarietà in quanto tra le sue origini proprio nella precarizzazione costante e progressiva della società;


la vulnerabilità, secondo la definizione del sociologo Ranci, subentra quando “l'esposizione ai processi di disarticolazione sociale raggiunge un livello critico, ovvero mette a repentaglio la stabilità dei modelli di organizzazione della vita quotidiana” quindi “configura (…) una situazione di vita in cui l'autonomia e la capacità di autodeterminazione dei soggetti è permanentemente minacciata da un inserimento instabile dentro i principali sistemi di integrazione sociale e di distribuzione delle risorse; il ritrovarsi in una situazione di “vulnerabilità sociale” è indice anche della possibilità di peggioramento della salute fisica e mentale dell’individuo con il conseguente impatto finanziario che tale condizione ha sulla fiscalità generale (cure mediche, supporto sociale, etc.); già dal 1948 l’OMS ha fornito la definizione dei c.d. determinanti sociali della salute è cioè si tratta di “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto nell'assenza di malattia o d'infermità” (OMS, 1948); lo sviluppo scientifico di tale affermazione ha condotto a determinare che lo stato di salute dipende da determinanti non modificabili della salute (genetica, contingente) e da una parte di determinanti modificabili (sociale, ambientale) e sulle quali la politica e la politica di prevenzione sanitaria può e deve agire; lo stato di salute delle persone sarebbe quindi condizionato per il 50% dai loro comportamenti e dal loro stile di vita.


È pacifico che ripensare il reddito di base come un intervento sociosanitario è la chiave per la comprensione dell’introduzione di tale misura. La domanda più ricorrente potrebbe essere quella relativa ai costi di tale misura: il BIEN (BASIC INCOME EARTH NETWORK) stima che per far uscire tutta la popolazione italiana dalla soglia di povertà servirebbero dai 7 ai 23 miliardi di euro annui, in aggiunta ai sistemi di welfare in essere.


Secondo il recente studio prodotto da IPL emerge che su un totale della popolazione pari a 444.198 unità con età superiore ai 15 anni, ben 427.970 unità vengono indicati come contribuenti. Dallo studio si evince che 112.208 contribuenti, pari al 26,2% degli altotesini, dichiara meno di 10.000 euro all'anno ponendoli nei fatti in una condizione di potenziale povertà relativa in relazione al reddito medio dichiarato dai contribuenti in Provincia pari a 24.751 EURO.

Basandoci sui numeri forniti da IPL e ragionando sul dato del bilancio provinciale che per il 2020 ammonta a 6.252.893.177,57 EURO di cui il 28,43% è dedicato a spese per diritti sociali, politiche sociali e famiglia (7,08%) ed alla tutela della salute (21,35%) pari ad un contro valore di 1.777.697.530 EURO; una misura di reddito di base nei termini indicati potrebbe avere un impatto pari a 355.000.000 di euro pari a circa il 20% dell’attuale budget destinato a salute e sociale.


Ecco cosa abbiamo chiesto al consiglio:


  1. di implementare uno studio di fattibilità per introdurre un Reddito di Base universale provinciale all'interno delle misure di prevenzione sociosanitaria;

  2. di introdurre dei tavoli tecnici di confronto per l’implementazione del Reddito di Base universale svincolato dalla logica assistenziale;

  3. di ripensare la ripartizione delle spese all'interno del bilancio provinciale in ottica dell’introduzione del Reddito di Base universale a partire dal prossimo biennio;


La mozione è stata respinta dal plenum, ma abbiamo portato in aula un ragionamento nuovo, uno strumento di supporto reale alla vita di tutte le cittadine ed i cittadini.



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